Meno conosciuta col suo titolo ufficiale di Madonna della Grotta, è abbastanza nota per l'architettura ma poco per la decorazione pittorica a causa delle numerose sovrapposizioni di affreschi e del loro cattivo stato di conservazione che non consnete una agevole lettura delle immagini.

 

L'impianto planimetrico originario nasce a tre navate inframmezzate, probabilmente, da tre archi in asse con le tre absidi che ne proiettano sulla parete di fondo la forma e lo spessore. Ignote ragioni spingono gli antichi fedeli ad ampliare il vano della navata di sinistra ed a praticare una seconda scala d'accesso; forse per esigenze funerarie, se vengono scavte due fosse rettangolari , e per maggiore comodità, se viene eliminato anche l'arco di sostegno di quella parte della copertura, per meglio rendere particabile lo spazio a più persone contemporaneamente. Anticamente gli altari erano quattro: nelle absidi, rispettivamente al centro quello della Madonna delle Grazie, a sinistra quello di S. Eligio con storie della sua vita, a destra i SS. Medici, e nella zona antistante la navata destra, sulla parete, S. Chiara.
L'arredo pittorico della chiesa rupestre oggi rimastoci versa in cattivo stato di conservazione a causa di frequenti allagamenti dell'invaso che fino a qualche anno fa, periodicamente, si verificavano in occasione di nubifragi per l'errato drenaggio delle acque meteoriche fluenti lungo i piani stradali soprastanti la grotta.

 

L'altare della Madonna delle Grazie - L'altare maggiore con la pala a forma di lunetta, come gli altri due delle navate laterali, è decorato dalla Madonna delle Grazie fra due angeli adoarnti. La figura centrale, racchiusa entro una cornice dipinta è più tarda (XIX sec.) rispetto a quelle dei due angeli (XVII sec.) che appaiono vicini alle figure dell'intradosso della lunetta di S. Eligio, datato quest'ultimo 1680. Interessante appare  il cartiglio decorato a volute ubicato nel gradino d'altare sottostante la Vergine che conserva graffita la frase "A.D. 1776. A 17/Marso ven(n)e il giubileo gr.(an)de/A.D. 1776 1801"
L'altare di S. Eligio - Raffigura il titolare con quattro scene di miracoli tratte dalla sua vita. Nell'intradosso della lunetta, entro due festoni ovali sono raffigurati, di fronte, i Santi apostoli Giacomo e Filippo circondati da volute e maschere di sapore ancora tardo-rinascimentale. Un'altra immagine di S. Eligio e S. Fortunato si trovano negli spazi posti tra gli altari absidali e sono databili alla fine del XVII secolo.
L'altare dei SS. Medici - L'altare dei SS. Medici è totalmente ridipinto per cui solo dopo il restauro se ne potrà valutare la qualità estetica.

 

Affresco Madonna col Bambino - Sulla parete angolare, a destra dell'altare dei SS. Medici, vi è una Madonna col Bambino che regge un uccellino (l'anima) raffigurata secondo lo schema della maestà e di sapore ancora tardo-gotico (XV sec.). Sul pilastro dell'arco che delimita la navata di destra è raffigurata la Trinità, di difficile datazione per il cattivo stato di conservazione.
Affresco della Trinità - A destra dell'ingresso più antico, sulla parete della navata rimangono leggibili le tracce della pala affrescata dell'altare di S. chiara. Si tratta indubbiamente dell'immagine più enigmatica dell'intera decorazione pittorica della chiesa: l'Eterno Padre. tra due angeli ceroferari svolazzanti, protegge due figure femminili che reggono un drappo (Sindone) con tre cerchi raffiguranti la Crocefissione, la Flagellazione e la Resurrezione di Cristo; al di sotto i nimbi ed i volti residui di una teoria di santi ormai distrutta.

 

L'enigma iconografico è di ardua soluzione perché i particolari sono poco chiari e non aiutano a sciogliere i dubbi sul significato autentico della scena. Potrebbe trattarsi di un'allegoria della Fede cattolica o di un racconto teologico chiaro per l'epoca in cui venne realizzato (XIV sec.) ma di difficile comprensione per noi. Solo un attento restauro ci potrebbe aiutare nel tentativo di decifrazione iconografica: l'unica certezza in nostro possesso è che l'immagine conservata appartiene alla cultura occidentale latina.

Giovanni Giangreco