Ortelle ogni quarta domenica di ottobre (a partire dal giovedì che la precede), da ormai diversi secoli, diviene capitale del maiale ospitando la tradizionale Fiera di San Vito, una delle più antiche del sud Italia, meta ogni anno di decine di migliaia di visitatori provenienti da tutto il meridione.
La manifestazione, che si fregia del riconoscimento di “Manifestazione Fiera Regionale”, è divenuta di fatti un appuntamento imperdibile per espositori, produttori e, soprattutto, estimatori del maiale la cui carne viene preparata e servita in svariate modalità, dalle più tradizionali alle più originali, che ne valorizzano sapore e proprietà.


Protagonista indiscussa è quindi la carne suina prodotta da animali allevati nel territorio di Ortelle e Vignacastrisi con antiche tecniche di allevamento che consentono di offrire al consumatore un prodotto alimentare unico, tipico, di qualità indiscussa e controllata, espressione di una cultura del luogo in virtù di antiche tradizioni e usanze di preparazione.
La fiera di San Vito però non è solo gastronomia.
Oltre alle prelibatezze culinarie, infatti, la Fiera è capace di offrire ogni anno un mix affascinante di arte, cultura, musica e riti sacri.

Il valore aggiunto, per la fiera regionale di San Vito, è rappresentato, negli anni, dalla costante presenza del mercato bestiame. Durante tale manifestazione, erano presenti animali domestici e di bassa corte che venivano venduti o acquistati.Oltre a vacche, vitelli, suinetti, pecore e capre la presenza nobile in questo mercato era determinata dalla presenza di cavalli, asini a muli.Gli allevatori delle provincie di Taranto e Brindisi portavano in fiera sia i puledri dell’anno, già svezzati, sia soggetti idonei al lavoro nei campi o agli attacchi. La razza cavallina delle Murge era quella più rappresentativa,con soggetti di elevato valore, non mancavano gli asini di Martina Franca insieme ai muli Martinesi, ibridi impiegati nel duro lavoro dell’aratura dei campi. Non c’era nucleo familiare del basso Salento che non avesse stabulato nelle cantine ricavate nella roccia: cavalli, asini o muli.Altri soggetti, puledri sotto l’anno e cavalle da tiro pesante provenivano dall’Abruzzo e tornavano in Puglia dopo aver soggiornato nei pascoli del Gran Sasso d’Italia. Questi soggetti venivano portati in fiera dagli zingari che per tutto il periodo della manifestazione soggiornavano nei quattro portici ad arco della Cappella di San Vito.Negli ultimi anni questa tipologia di compra-vendita è andata via via esaurendosi per l’avvento della meccanizzazione in agricoltura e nei trasporti per cui sono stati istituiti dei mercati-concorso con a latere convegni e congressi sull’argomento.Il cavallo delle Murge e l’asino di Martina Franca hanno fatto la storia dell’ippiatria pugliese e dell’Italia, si spera che opportunamente indirizzate possano parlare il futuro.


Nell’ultima edizione (2013) è stata inaugurata la nuova area de gustativa, oggetto di lavori di riqualificazione che ne hanno migliorato sensibilmente la funzionalità.

 

CONVEGNO 2006 CON FITTO E PELLEGRINO copia

ASINA DI MARTINA FRANCA CON PULEDRA1 copia